Dopo una gara a Spa non di certo molto positiva per il nostro pilota tedesco, David Coulthard ci spiega di conoscere bene cosa deve sentire dentro di sé Sebastian dopo il suo incidente in Belgio…
Quan’ho cominciato la mia carriera di Formula 1 nel 1994, ho disputato otto gare e quando ho messo il piede in fallo, tutti hanno scritto cose carine su di me. Ingenuamente, avevo immaginato che i giornalisti fossero tutti miei amici ed il mio orgoglio era gonfio al punto di scoppiare. Poi, nella stagione successiva c’è stato un periodo in cui ho conquistato cinque pole position consecutive, che non sono però riuscito a convertire subito in successo. Mi sono girato due volte in testacoda nel giro di schieramento in Germania e sono dovuto rientrare ai box per installarmi al volante della macchina di riserva. Mi sono girato nel giro d’installazione a Monza e la gara è iniziata senza di me. Ad Adelaide sono andato a sbattere all’entrata della corsia box senza avere nessuna pressione particolare dal mio compagno di squadra… e tutti hanno, allora, scritto cose molto pesanti su di me.
Ingenuamente, ho allora pensato che i giornalisti ce l’avessero con me. Mi ricordo che quando Autocourse fece una selezione dei dieci migliori piloti dell’anno, uno dei più rispettati inviati speciali in F1 scrisse: “David ha un’incredibile abilità nel parlare, ma non altrettanta al volante di una macchina”. Il fatto è che non ero preparato a prendermi le responsabilità dei miei errori. Non riuscivo a credere a quello che leggevo. La ragione per cui parlo di tutto ciò ora è che mi ci volle un bel po’ per capire che si tratta di una battaglia che non si può vincere. Non c’è mai stata una particolare animosità nei miei confronti. Ma si trattava solo di articoli. La Formula 1 è uno sport molto mediatizzato ed i giornalisti hanno il compito ed il dovere di riportare le cose buone, quelle cattive ed anche quelle brutte. Questo è qualcosa che Sebastian Vettel farà bene a tener bene a mente perché non ha il coltello dalla parte del manico. Sebastian è un pilota di grande talento ed estremamente veloce. A 23 anni ha chiaramente mostrato di poter vincere gare ed anche con un certo stile. Non credo che siano in tanti nel paddock a pensare che non vincerà mai un titolo mondiale. Del resto può sempre farcela a vincerlo anche quest’anno. Il punto in cui è chiaramente più carente, rispetto agli altri quattro contendenti per il titolo iridato è sul fronte dell’esperienza. Vettel ha finora disputato una cinquantina di Gran Premi. Jenson Button ha già vinto il titolo mondiale ed ha disputato 180 GP, Fernando Alonso è due volte campione del mondo ed ha disputato oltre 150 GP, Mark Webber ha una decina d’anni d’esperienza in più del suo giovane compagno di squadra. Il solo che annovera un livello di partecipazioni a GP paragonabile al suo è Lewis Hamilton, che però ha esordito già perfettamente formato e pronto a vincere, dopo esser cresciuto, fin dall’età di 12 anni, nell’orbita McLaren. E’ arrivato alla prima squadra McLaren direttamente dalla GP2 senza dover transitare da una scuderia all’altra. Sebastian è invece passato dalla BMW-Sauber alla Toro Rosso (dov’è diventato il più giovane vincitore di un GP nella storia della F1) ed ora disputa la sua seconda stagione per i colori della Red Bull Racing ed è anche in lotta per il titolo per il secondo anno consecutivo.
Che sia chiaro: non sto cercando di giustificare Sebastian ad ogni costo, né di scusare i suoi recenti clamorosi errori. Aveva reagito maldestramente in Turchia dopo il suo incidente con Mark. Ha commesso uno stupido errore in Ungheria quand’è rimasto troppo distanziato dalla Safety Car ed era chiaramente in torto a Spa, la scorsa settimana, quand’è finito addosso a Jenson, mettendolo fuori gara. Aveva perso il controllo della macchina ed immediatamente molti si sono chiesti se non abbia anche perso altro per strada. Il fatto è che comincia a farsi sentire anche la pressione legata al fatto di trovarsi in questa posizione. Martin Whitmarsh ha appiccato le fiamme alla polemica nel dopo gara descrivendo Sebastian come un “crash kid” e dichiarando come non sufficiente la penalità drive-through con cui Seb era stato punito.
Ovviamente Martin ha tutto l’interesse ad agitare le acque e mettere un po’ di pressione sui rivali, evitando di coinvolgere i suoi piloti.
Personalmente, non credo che sia questione di pressione. L’abitacolo è l’ambiente naturale per un pilota e quando correvo non mi sono mai sentito ‘sotto pressione’. La pressione si manifesta quando un pilota ha la sensazione d’aver perso il controllo della situazione ed avendo alla Red Bull la possibilità d’osservare Sebastian in modo ravvicinato non ho proprio l’impressione che sia così per lui. Vedo piuttosto un giovanotto che soffre i dolori della crescita sportivo-agonistica e che cerca di rimanere calmo e concentrato. Cerca di non lasciarsi abbattere dalle critiche e di mantenere la mente fredda. Se ripensa a Spa capirà che non aveva bisogno di superare Jenson in quel punto: aveva la macchina più veloce e lo avrebbe comunque superato. Basta però osservare quel che è accaduto a Fernando per capire che chiunque può sbagliarsi in certe circostanze.
La conclusione è che Sebastian è un pilota velocissimo che ha commesso alcuni errori penalizzanti per mancanza d’esperienza. Non li scuso perché, come ho già detto in passato, la F1 non è una scuola d’apprendistato, ma affermo che essi sono comprensibili”.
Questo commento è stato pubblicato dal quotidiano britannico The Daily Telegraph per il quale DC è un opinionista che scrive la sua colonna al martedì dopo ogni gara.
Debriefing con DC sul GP del Belgio