Concentrazione assoluta, muscoli tesi, la mente focalizza il tuffo. Due, tre passi in avanti sulla rampa, il cuore inizia a battere, i piedi sentono il margine della piattaforma, gli occhi sono chiusi. Tuffo! Due, tre secondi in caduta libera fino a toccare la dura superficie dell’acqua. Tre secondi in caduta libera a cui si aggiungono acrobazie stupefacenti: ecco a voi il cliff diving!
Con solo tre round per gara, gli atleti devono mostrare tutte le loro capacità esibendosi in tuffi eleganti e altrettanto complessi eseguiti alla perfezione, per fare colpo sulla giuria e per provare “l’incredibile sensazione di sollievo che si avverte dopo un tuffo difficile ma andato bene”, per dirlo con le parole di Orlando Duque. I tre criteri più importanti per i tuffatori e per i giudici sono il lancio, la posizione in aria e il tuffo, che contano rispettivamente un terzo ciascuno. Per ottenere punteggi completi, i tuffatori ad esempio non devono toccare la piattaforma durante il tuffo o immergersi nell’acqua in una posizione non verticale. Gli spettatori comuni non riconoscerebbero mai le sottigliezze che contraddistinguono un tuffo perfetto da uno mancato; solo gli esperti possono accorgersene e giudicare di conseguenza.
Il coefficiente di difficoltà di un tuffo viene giudicato in base ai seguenti criteri: tipo di lancio, numero di salti mortali, numero di avvitamenti, posizione durante il salto mortale e tipo di tuffo. All’interno dei sei diversi tipi di tuffi, quelli con avvitamento fanno ottenere i punteggi più alti. Tuttavia, solo tuffi perfetti ottengono punteggi perfetti. A comprova di questa teoria, fino ad oggi solo un tuffatore è riuscito a guadagnare un “10” tondo da tutti i giudici: il colombiano Orlando Duque, durante i campionati mondiali alle Hawaii di nove anni fa.
Più la piattaforma è alta, più difficili sono i tuffi; in linea generale, questa è una regola. Sebbene i tuffatori concludano le proprie acrobazie dopo 15 metri, l’altezza concede loro l’opportunità di esibirsi in un tuffo ancora più preciso e di prepararsi ad immergersi in perfetta posizione verticale nell’acqua. Inoltre, poiché la tradizione svolge sempre un ruolo importante in questo sport adrenalinico, il “Lele Kawa” è sempre presente nella mente degli atleti.

I TUFFI