Mount St. Elias

Una sfida che diventerà un’esperienza al limite dell’estremo: nel 2007 tre sci-alpinisti hanno osato scalare e scendere sugli sci la più lunga parete innevata verticale del mondo sul Monte S. Elias, in
Alaska. Durante la spedizione i protagonisti non solo hanno compreso che la lotta contro la natura rappresenta in realtà una lotta contro se stessi, ma anche che per poter raggiungere la vetta bisogna prima accettare la sconfitta.
Mount St. Elias, un toccante documentario sul mondo dell’alpinismo diretto da Gerald Salmina, che racconta la più lunga discesa al mondo sugli scii, sarà proiettato in anteprima mondiale il prossimo 25 novembre 2009, mentre sarà sugli schermi austriaci a partire dal 27 Novembre.

L’alpinista austriaco Axel Naglich (41) nutre questo sogno dal lontano 2003: scendere dall’implacabile Monte S. Elias, che si innalza per 5.489m con un percorso di 25km dalla vetta fino al livello del mare – numeri che in realtà giocano un ruolo minore poiché il film si concentra sulla sfida fisica e mentale di questa spedizione. L’antico deserto di ghiaccio del più alto sistema montuoso costiero del pianeta, la catena del S. Elias, è una delle aree più remote dell’Alaska, colpito inoltre dal più elevato numero di precipitazioni. Repentini cambiamenti di tempo, il rischio costante di massi in caduta e di valanghe, bufere di neve che durano per giorni e un territorio per la gran parte sconosciuto costringono a prendere decisioni cruciali in pochi secondi.
Situazioni estreme, che possono essere dominate solo se si abbandona la razionalità. Solo allora l’uomo è in grado di compiere azioni straordinarie.
Quando, nel maggio 2007, il trio composto da Axel Naglich, Peter Ressmann (44) e Jon Johnston (33) e una troupe cinematografica è partito per l’Alaska non sapeva di essere la prima squadra a voler raggiungere la vetta dopo l’ultima tragedia accaduta cinque anni fa.
Due uomini morirono lì in cima e l’itinerario della spedizione toccherà i luoghi dove si trovano le loro tombe ricoperte di ghiaccio. Episodi scoraggianti che contribuiscono ad aggiungere un’altra barriera mentale a ogni impresa. “La decisione di puntare alla vetta è una decisione molto impegnativa. Tenendo conto anche delle possibili conseguenze. Una volta che le cose vengono messe in moto, è molto difficile riuscire a fermarle. In quei tre o quattro giorni necessari per espugnare la vetta, bisogna prendere decisioni rapide; e queste scelte potrebbero fare la differenza, scegliendo tra la vita e la morte. Ogni passo, ogni presa, ogni svolta potrebbero rivelarsi un errore e l’errore alla fine equivale alla morte”, l’austriaco Axel Naglich dà voce ai suoi pensieri. In modo davvero penetrante, Mount St. Elias, il primo film destinato al grande schermo di Gerald Salmina (44), regista austriaco di sport estremi, in collaborazione con la Red Bull Media House, documenta una spedizione nell’ignoto, scaturita dalla continua lotta con la natura e dalla lotta contro il proprio ego. Al centro della storia c’è un gruppo di temerari, i quali mettono alla prova le proprie abilità al limite del possibile.
Le scene sono state filmate dal vivo e raccontano una storia vera ed autentica, che finalmente mostra la ragione per cui la montagna riunisce in sé rischio mortale e felicità delirante. “Il film è incentrato sul rapporto che lega l’uomo alle montagne nella sua forma più estrema e si interroga sul perché di tanto in tanto l’uomo sfida i propri limiti. Parla della relazione tra mente e corpo, che negli sport estremi diventa più accentuata. Questo intenso racconto sugli obiettivi e le abilità che guidano questi uomini, i quali vivono una vita al limite, documenta in maniera formidabile le loro motivazioni e in che modo riescono a raggiungere i loro impegnativi traguardi. La storia, filmata nei luoghi e tempi originali in cui l’impresa ha avuto luogo in the ‘here and now’, è più che una competizione con il cinema tradizionale”, così commenta il regista e produttore Gerald Salmina.
Una ristretta, ma altamente specializzata, troupe cinematografica riesce a catturare in maniera sbalorditiva il volto segreto e inumano della natura, ma anche la bellezza selvaggia e magnetica di questa suggestiva catena montuosa. Vengono stabiliti nuovi standard grazie all’innovativo sistema di ripresa aerea cineflex, nonché all’uso di telecamere fissate sui caschi degli atleti. Il cameraman Günther Göberl contribuisce a ricreare questa sensazione di realismo perché è sempre a fianco dei protagonisti e riprende le scene dall’ascensione, che altrimenti sarebbero rimaste privilegio di pochi. “Un film straordinario tratto dalla brillante trama di Gerald Salmina che è stata trasposta nella sua prima pellicola cinematografica. Le scene assolutamente autentiche riprese in situazioni estreme sono caratterizzate da un effetto alquanto bizzarro a causa del tipico montaggio cinematografico.
Le spettacolari e affascinanti immagini mai viste prima rendono questo documentario una lunga e imponente avventura epica. Gerald Salmina è stato in grado di liberare questo film dalle gabbie stereotipate del suo genere e ha saputo renderlo una grande opera”, come afferma il Dr. Walter Köhler dalla redazione di “Universum”, dell’emittente ORF.
101 minuti di immagini spettacolari che svelano come non sempre la vetta rappresenti la meta finale, ciò che conta di più è l’intensità dell’esperienza.
Il film sarà proiettato in anteprima mondiale il prossimo 25 novembre 2009, e sarà nei cinema austriaci a partire dal 27 novembre.
 

Potete trovare i particolari sul cast, il dietro le quinte e altro ancora su www.mountstelias.com

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