Uffie

Piccole stelle crescono: da Miami a Parigi passando per Hong Kong, ecco il ritratto in musica che dà di sé Uffie, uno dei personaggi più affascinanti emersi negli ultimi anni nel mondo pop.

Come si muovono le stelline del pop del nuovo millennio? In modo felicemente strano ed irregolare. Per dire, davvero interessante la storia di Uffie: nata a Miami, cresciuta a Hong Kong, tornata a Miami... e poi, a soli quindici anni, il trasferimento a Parigi.

Dove finisce – inevitabile? – col frequentare un'accademia legata a moda e design: la ragazza infatti è sempre stata un'inguaribile esteta, un'acuminata osservatrice e una con un bel po' di piglio artistico. Già, il piglio artistico: mentre è immersa negli studi, trova il tempo di incidere un brano, “Pop The Glock”, assieme a un nome abbastanza quotato nella nuova house music francese, Feadz. Qualcosa fatto per gioco. Ma il gioco esplode subito: il brano diventa un tormentone nei dancefloor più underground e la Ed Banger, ovvero l'etichetta guida della scena dance francese contemporanea, la mette sotto contratto sottolineando “Ragazza, forse è meglio che ti abitui all'idea di dover lasciare la tua accademia: abbiamo molte cose da farti fare e comunque col talento che hai sei sprecata a fare la studentessa”. Detto, fatto.
Da lì in avanti è una continua ascesa: collaborazioni coi Justice, con Pharell Williams, con Mr. Oizo, coi Crystal Castles, e l'elenco potrebbe continuare. Cosa rende Uffie così speciale? Il suo piglio, certo. Il suo essere naturalmente “stilosa” in ogni cosa che fa, vuoi con indolenza vuoi con grande capacità di spiazzare. Ma soprattutto ciò che le dà una marcia in più è la sua grande capacità di riprocessare gli stimoli e gli stilemi del pop contemporaneo in un modo fresco e non scontato.

L'autoritratto in musica che dà di sé in esclusiva per la Red Bull Music Academy Radio è infatti davvero affascinante: troviamo lo ska (Specials), la new wave (Echo & The Bunnymen), l'hip hop (Jay-Z, Cypress Hill, Notorious B.I.G.), la dance contemporanea (Sebastian) e perfino il grande Chet Baker. Impossibile annoiarsi. Ed in effetti, nel codice genetico del vero pop, quello che davvero fa del bene alla musica, la noia ha da essere bandita.

 

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