Red Bull Cliff Diving 2010

STORIA DEL CLIFF DIVING

Il cliff diving è nato nel diciottesimo secolo alle Hawaii. Intorno al 1770, un illustre personaggio come Kahekili, l’ultimo re indipendente di Maui, amava praticare questo sport estremo. Nel diciottesimo secolo, il re era famoso per il “Lele Kawa,” che si può tradurre come “l’arte di tuffarsi da alte scogliere senza procurare schizzi d’acqua” ed era solito usare il cliff diving come tecnica d’iniziazione per i suoi guerrieri. Kahekili li obbligava a imitare le sue gesta lanciandosi dalle scogliere, perché dimostrassero la propria lealtà. Con il passare del tempo, i tuffi acrobatici del re Kahekili cambiarono scopo. Non furono infatti più considerati solo un test di lealtà per i guerrieri hawaiani ma divennero così famosi che le persone iniziarono a gareggiare tra di loro.
Nel diciannovesimo secolo, il re hawaiano Kamehameha fu il primo ad organizzare gare di cliff diving con precise regole, finalizzate a determinare l’atleta migliore e più coraggioso.

Negli anni Trenta ad Acapulco, Messico, i ricercatori di perle cominciarono a tuffarsi in mare dalle scogliere de La Quebrada alla ricerca delle perle più grandi e di maggior valore. Le leggende raccontano le altezze da cui si lanciavano questi audaci tuffatori: l’altezza incisa su una scogliera parla di 36 metri; molta gente racconta addirittura di salti da 41 metri. A dire il vero, il livello più alto in loco è pari a 25.90 metri sopra il livello del mare. Le scogliere non sono a strapiombo, quindi se non ci si lancia abbastanza in fuori (all’incirca otto metri), il rischio è altissimo e l’acqua è sufficientemente profonda solo quando la marea è crescente. Nel 1963 persino Elvis Presley si tuffò da questa famosa scogliera per fare colpo sull’attrice Ursula Andress durante le riprese del film “L’Idolo di Acapulco”. Questa tradizione, anch’essa alla base dell’origine dell’attuale disciplina sportiva, è ancora oggi una popolare attrazione turistica.

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